VRI-IL Vri-Il
CD-R Misty Circles/MCL
Questo disco è una piccola, oscura magia. È infatti tale la mole degli stili, delle influenze, delle soluzioni adottate che il fatto che tutto stia in piedi - e pure bene - risulta abbastanza stupefacente. Ciò che salta all'orecchio fin dal primo ascolto è l'instabile equilibrio tra sperimentazione pura e progettualità definita; ciò che funge da denominatore comune è un'atmosfera intensa, multiformemente cupa.
I nomi che dovremmo tirare in ballo per un paragone qualsiasi sarebbero troppo grossi, e comunque in nessun caso calzanti, visto che il terzetto bolognese fa sfoggio di una (non) identità propria decisamente sviluppata. Potremmo dire Einsturzende Neubauten per quanto riguarda il corposo ruolo di certi "sferragliamenti", potremmo dire Vangelis per gli sporadici inserti tastieristici, ma soprattutto potremmo dire Cabaret Voltaire: per i nastri, le distorsioni, gli effetti sugli strumenti analogici. Già, perché va ricordato che le individualità che compongono i Vri-Il hanno un passato da performer e "artigiani del suono", oltre che da musicisti tradizionali: così assistiamo al susseguirsi di linee di basso opprimenti affiancate a esplosioni meccaniche partorite da chissà quale marchingegno auto-fabbricato; sottili accompagnamenti di chitarra acustica dall'andamento quasi neo-folk sui quali si installano vocals filtrate molto prossime alla recitazione; poi improvvise orchestrazioni e armonie che donano ariosità a un impasto sonoro fondamentalmente dissonante, popolato da sovrapposizioni di crepitii, echi e micro-percussioni.
Va da sé che chi cerca coerenza (nel senso più canonico del termine) qui non ne troverà molta; ma di sicuro non si tratta di un disco troppo impenetrabile, e chi ha bisogno del proprio cumulo mensile di barriere infrante qui avrà ciò che cerca.
Nuove e inaspettate tonalità del nero
06/09/2005
Andrea Scarpa
(voto 4/5)
HMP
I nomi che dovremmo tirare in ballo per un paragone qualsiasi sarebbero troppo grossi, e comunque in nessun caso calzanti, visto che il terzetto bolognese fa sfoggio di una (non) identità propria decisamente sviluppata. Potremmo dire Einsturzende Neubauten per quanto riguarda il corposo ruolo di certi "sferragliamenti", potremmo dire Vangelis per gli sporadici inserti tastieristici, ma soprattutto potremmo dire Cabaret Voltaire: per i nastri, le distorsioni, gli effetti sugli strumenti analogici. Già, perché va ricordato che le individualità che compongono i Vri-Il hanno un passato da performer e "artigiani del suono", oltre che da musicisti tradizionali: così assistiamo al susseguirsi di linee di basso opprimenti affiancate a esplosioni meccaniche partorite da chissà quale marchingegno auto-fabbricato; sottili accompagnamenti di chitarra acustica dall'andamento quasi neo-folk sui quali si installano vocals filtrate molto prossime alla recitazione; poi improvvise orchestrazioni e armonie che donano ariosità a un impasto sonoro fondamentalmente dissonante, popolato da sovrapposizioni di crepitii, echi e micro-percussioni.
Va da sé che chi cerca coerenza (nel senso più canonico del termine) qui non ne troverà molta; ma di sicuro non si tratta di un disco troppo impenetrabile, e chi ha bisogno del proprio cumulo mensile di barriere infrante qui avrà ciò che cerca.
Nuove e inaspettate tonalità del nero
06/09/2005
Andrea Scarpa
(voto 4/5)
HMP
